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Billions Served di Richard Renaldi. Il fast-food fuori dall'immaginario contemporaneo

  • Immagine del redattore: sergio ferri
    sergio ferri
  • 5 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 9 gen

Richard Renaldi guarda il fast-food come paesaggio culturale. Billions Served è un esercizio di lentezza su ciò che crediamo di conoscere.


copertina di Billion Served di Richard Renaldi
Richard Renaldi, Billions Served, Deadbeat Club, 2025

È piuttosto raro che un fotografo noto per la ritrattistica rivolga il suo obiettivo a un immaginario come quello del fast-food senza scivolare nella nella denuncia.

Con Billions Served, il suo ultimo libro, Richard Renaldi esplora questo universo come microcosmo sociale, fatto di abitudini, ruoli e contraddizioni ormai interiorizzate.

Il libro si inserisce con coerenza nel suo percorso, ampliando una ricerca che attraversa da anni l’America contemporanea con uno sguardo sempre profondo e partecipe.


Una narrazione senza enfasi

Il progetto ovviamente non è una collezione di immagini isolate, ma una costruzione di ricorrenze visive: ritratti, dettagli architettonici, oggetti abbandonati. Elementi che, messi in relazione, ci conducono all'interno di un mondo stranamente diverso da quello che ognuno di noi ha certamente sperimentato entrando in un fast-food: solitudine, silenzio, in qualche caso desolazione.


Nel libro compaiono immagini particolarmente significative come il ritratto di Ivan realizzato nel 2019: una figura ferma, composta. Un’immagine che restituisce la dignità silenziosa di un’esistenza normalmente invisibile, senza bisogno di particolare enfasi narrativa.



Alternati ai volti di inservienti e avventori del fast-food, troviamo le fotografie dei resti di cibo e del packaging abbandonato - scatole di cartone, bicchieri, tovaglioli - una messa in scena asciutta del cortocircuito tra consumo e deterioramento.




Fast food e slow photography

Il titolo Billions Served — ripreso dallo slogan storico delle catene di fast-food — gioca su una doppia valenza: rimanda alla scala industriale del cibo veloce, ma anche a miliardi di persone che hanno attraversato distrattamente questi luoghi.

Renaldi lavora esattamente su questa distrazione collettiva. Le sue fotografie paiono costruite proprio per sottrarsi alla fruizione rapida che normalmente associamo sia al cibo e a questi non-luoghi.


interno di Billion Served di Richard Renaldi

Billions Served nel percorso di Richard Renaldi: Da Touching Strangers a Manhattan Sunday

In Touching Strangers, Renaldi invitava perfetti sconosciuti a toccarsi per un ritratto. Un gesto semplice e perturbante, che creava un’intimità visiva indipendente da qualsiasi legame sociale preesistente e metteva in crisi relazioni codificate (ne ho scritto un po' più approfonditamente qui: https://www.sergioferri.com/post/touching-strangers-di-richard-renaldi).

Rispetto a Touching Strangers, Billions Served sposta l’attenzione dalla relazione interpersonale al contesto sociale.

Se con Manhattan Sunday, Renaldi documentava la transizione dalla notte al giorno nei club LGBT di Manhattan, lavorando su una soglia temporale precisa in Billions Served questa dimensione temporale si appiattisce. Il tempo qui si ripete sempre uguale. È lo stesso tempo seriale del fast-food. Eppure, anche qui, emerge una profonda empatia per i soggetti e gli spazi: nei volti dei lavoratori e negli interni vuoti si riconosce una storia fatta di routine e adattamento a un lavoro faticoso e monotono. La stessa cosa si scorge talvolta nel variegato panorama degli anonimi frequentatori.


Uno sguardo empatico, senza retorica

Come fotografo e come lettore, ciò che mi colpisce di Billions Served non è soltanto la qualità delle immagini (realizzate con una fotocamera di grande formato), ma il fattoche Renaldi evita la retorica del “documento sociale”: nessuna immagine grida allo scandalo, nessuna cerca l’effetto. Il sistema viene raccontato attraverso dettagli minimi e ricorrenti — un’insegna fuori fuoco, un sorriso stanco, una pila di contenitori schiacciati — lasciando allo spettatore il compito di tenere insieme i vari frammenti.


L'ovvio e il visibile

In Billion Served Renaldi dimostra che anche le cose che paiono più ovvie della nostra quotidianità (chi non si è mai fatto un BigMac?) possono essere profonde e svelarci dimensioni sconosciute.

In un’epoca dominata da immagini rapide e funzionali, Billions Served ci ricorda che la fotografia può anche essere un invito alla riflessione critica sui nostri ineluttabili destini.


Per approfondire e visionare un'ampia serie di immagini contenute nel libro https://renaldi.com/billions-served/#1



 
 
 

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2020 ©sergioferri fotografo PC - Italia

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