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Quando le immagini non bastano più

  • Immagine del redattore: sergio ferri
    sergio ferri
  • 1 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 7 gen

Un confronto tra La furia delle immagini di Joan Fontcuberta e Una foto è una foto è una foto di Silvia Camporesi per interrogare la crisi della fotografia nell’era della post-verità visiva e della sovrapproduzione delle immagini.



«Non viviamo in una civiltà delle immagini, ma in una civiltà delle immagini che ci divorano.»

Joan Fontcuberta


Erik Kessels, 24 Hrs in Photos (Photography in Abundance), FOAM Amsterdam
Erik Kessels, 24 Hrs in Photos (Photography in Abundance), FOAM Amsterdam

Fontcuberta e Camporesi: la crisi della fotografia

La fotografia ha smesso di funzionare come promessa di verità molto prima che ce ne accorgessimo. Oggi l’immagine fotografica non fonda più alcun patto con il reale.


È a partire da questa constatazione ormai piuttosto condivisa che si collocano due libri diversi per forma e metodo, ma sorprendentemente convergenti sul piano critico: La furia delle immagini di Joan Fontcuberta e Una foto è una foto è una foto di Silvia Camporesi.


Insieme, offrono una riflessione rigorosa sulla crisi del visibile contemporaneo.


Fontcuberta, La furia delle immagini: la post-fotografia come condizione culturale

Fontcuberta affronta la fotografia non come linguaggio artistico, ma come fenomeno culturale diffuso, inscritto nei dispositivi tecnologici e nei regimi di visibilità del capitalismo digitale.

«Non produciamo immagini per ricordare, ma per occupare lo spazio della visibilità.»

La “furia” evocata dal titolo non è una metafora emotiva, ma una condizione strutturale: l’eccesso quantitativo delle immagini produce un collasso qualitativo del senso. L’immagine non mente più — osserva Fontcuberta — perché non è più chiamata a dire la verità.

«Il problema della fotografia contemporanea non è la falsificazione, ma l’insignificanza.»

Nell’orizzontalità dei flussi digitali, tutte le immagini diventano equivalenti e destinate a una fruizione rapida e distratta. Secondo Foncuberta post-fotografia non è una fase successiva alla fotografia, ma una mutazione del suo statuto simbolico.


Fontcuberta, La furia delle immagini

Camporesi, Una foto è una foto è una foto: contro la funzione probatoria dell’immagine

Il libro di Silvia Camporesi si muove su un piano differente. Non offre una teoria generale del sistema delle immagini, ma una riflessione puntuale sulla fotografia come oggetto instabile, privo di garanzie di verità.

Il titolo, apparentemente tautologico, è una presa di posizione critica netta:

«Dire che una foto è una foto significa sottrarla a ogni automatismo interpretativo.»

Per Camporesi la fotografia oggi introduce ambiguità, mette perfino in crisi la pretesa di evidenza.

«Una fotografia non spiega ciò che mostra: lo rende problematico.»

Macro e micro: due scale della stessa crisi

La relazione tra i due testi può essere letta come un dialogo tra livelli di analisi differenti.

Fontcuberta osserva l’immagine come fenomeno sistemico:

«L’immagine ha smesso di essere un oggetto: è diventata un evento di circolazione.»

Camporesi, al contrario, si concentra sulla singola fotografia, interrogandone i limiti interni e la fragilità semantica:

«Ogni fotografia è insufficiente. Ed è in questa insufficienza che risiede la sua forza.»

Entrambi, tuttavia, convergono su un punto decisivo: la fine dell’illusione di trasparenza dell’immagine fotografica.


Contro l’evidenza e l’immediatezza

Per Fontcuberta, l’immagine che sembra naturale e neutra è spesso la più ideologica:

«Ci fidiamo delle immagini che non sembrano costruite, e proprio per questo smettiamo di interrogarle.»

Per Camporesi, invece, l’immagine che si offre come immediatamente comprensibile è un’immagine povera, già esaurita nel suo primo sguardo:

«Un’immagine che non resiste allo sguardo non lascia traccia.»

In entrambi i casi, la fotografia è chiamata a svolgere una funzione critica: non confermare il mondo, ma incrinarne l’evidenza.


Fontcuberta, La furia delle immagini

Guardare come pratica critica

Letti insieme, La furia delle immagini e Una foto è una foto è una foto suggeriscono una posizione condivisa: la questione non è salvare la fotografia, ma ridefinire le condizioni del vedere.

Fontcuberta chiama in causa una responsabilità politica dello sguardo:

«Guardare non è un atto innocente, ma una presa di posizione.»

Camporesi lavora invece su una responsabilità percettiva ed epistemologica:

«Accettare l’ambiguità dell’immagine significa rinunciare al controllo del senso.»

Per concludere

In un contesto saturo di immagini, la fotografia non può più aspirare a essere una prova. Può però continuare a essere — come mostrano Fontcuberta e Camporesi un luogo in cui il visibile smette di essere ovvio.

Forse il compito delle immagini oggi non è spiegare il mondo, ma renderlo di nuovo discutibile.

 
 
 

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2020 ©sergioferri fotografo PC - Italia

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