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I migliori photobook del 2025 secondo me

  • Immagine del redattore: sergio ferri
    sergio ferri
  • 30 dic 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 7 gen

Durante l'anno compro molti libri di fotografia. Alcuni mi piacciono particolarmente. Provo a spiegare anche il perchè.


Pia Paulina Guilmoth

Chi di noi non ha mai comprato il libri dei grandi autori? Retrospettive più o meno ben fatte in cui però spesso non c'è la mano dell'autore ma solo del curatore. A volte mi domando se il tale autore o il tal altro avrebbe messo in piedi quel libro proprio in quel modo. E rimango col dubbio.

Negli ultimi anni, fortunatamente, il libro di fotografia si è emancipato e ha finalmente smesso di essere un semplice contenitore di immagini.


Le selezioni di LensCulture, le shortlist dei Paris Photo - Aperture PhotoBook Awards e le recensioni della stampa specializzata raccontano un 2025 segnato da molti libri stratificati e in alcuni casi anche scomodi. Ne ho scelti solo alcuni. Sono libri che magari non otterranno un consenso immediato, ma che secondo me sono comunque molto interessanti per quel che dicono e per come lo dicono.


Questa che segue non è una classifica, ma una mia piccola selezione personale (che magari potrà apparire bislacca) di alcuni tra i libri fotografici che ho acquistato o che ho avuto tra le mani nel 2025.


Invisible Sun — Amani Willett

Invisible Sun è un libro che non si sfoglia in modo lineare. Amani Willett lavora sulla memoria e sul trauma, ma soprattutto lavora sull’idea che la fotografia sia qualcosa di molto fragile e instabile.

L’inserimento di immagini generate artificialmente accanto alle fotografie tradizionali non mi è sembrato un banale esercizio concettuale, ma una scelta consapevole: i nostri ricordi non sono stabili e nemmeno tanto chiari o veritieri, così come non lo è nemmeno lo sguardo fotografico. Questo libro non cerca mai di chiarire tutto. Anzi, accetta l’ambiguità.

È uno di quei libri di fotografia che funzionano solo se accetti di perdere un po’ il controllo come lettore. Ed è proprio questo che, per me, lo rende uno dei lavori più significativi dell’anno.


Flowers Drink the River — Pia Paulina Guilmoth

Questo è probabilmente il libro che più mi ha colpito nel 2025. L'ho visto a Cortona, allestito in un sotterraneo scuro e umido. Un contesto giusto, direi.

Flowers Drink the River è un progetto profondamente personale, radicato nella vita di Pia Paulina Guilmoth dopo il coming out come donna trans. Le fotografie sono realizzate quasi esclusivamente di notte, immerse in una natura che non è mai solo paesaggio, ma spazio di trasformazione e protezione.

Ciò che trovo straordinario in questo libro è l’equilibrio tra vulnerabilità e forza. La natura diventa un luogo spirituale, quasi rituale, dove il corpo può esistere fuori dallo sguardo normativo che la società (o la nostra autocensura) ci impone.

Dal punto di vista editoriale, Flowers Drink the River dimostra come il libro di fotografia possa essere un atto di sopravvivenza in un contesto scomodo, non solo di rappresentazione.


Protest Photographs 2015–2025 — Angela Christofilou

Raccontare dieci anni di proteste senza cadere nella retorica o nell’estetica dell’urgenza è un’operazione difficile. Angela Christofilou ci riesce scegliendo una strada precisa: togliere enfasi.

Le immagini non cercano lo scontro o l’evento clou. La protesta emerge come condizione umana, non come spettacolo mediatico.

In un’epoca in cui l’immagine di protesta è spesso consumata in tempo reale, Protest Photographs 2015–2025 rivendica il valore della lentezza e della riflessione storica e sociologica.


The Classroom — Hicham Benohoud

Le fotografie di The Classroom risalgono agli anni Novanta, ma il libro è profondamente attuale. Hicham Benohoud utilizza l’aula scolastica come teatro simbolico, dove autorità, disciplina e immaginazione si confrontano apertamente.

Ciò che rende questo libro potente non è solo il contenuto delle immagini, ma il modo in cui vengono rilette oggi. Il libro diventa un atto editoriale consapevole: non pubblicare nuove fotografie, ma ripensare il passato per interrogare il presente.

È un libro che parla di educazione, potere e identità senza mai essere didascalico. E dimostra come l’archivio, se trattato con intelligenza, possa essere uno strumento radicale.


Defense Language — Claire Beckett

Vent’anni di lavoro fotografico sono una presa di posizione. In Defense Language, Claire Beckett osserva il modo in cui l’esercito statunitense costruisce simulazioni culturali, e quindi inconsapevolmente rappresentazioni dell’“altro”. Le fotografie di Defense Language mostrano attori in costume, scenografie quasi hollywoodiane e set allestiti in basi militari degli Stati Uniti, durante l'addestramento anti-insurrezione per le guerre in Iraq e Afghanistan in un arco di tempo che va dal 2006 al 2023.

Il libro è rigoroso, a tratti freddo, e proprio per questo efficace. Non cerca empatia immediata: chiede al lettore di mettere in discussione il proprio sguardo.

È uno di quei progetti che funzionano solo nella forma libro. Le immagini, isolate, perderebbero forza. È l’insieme — la sequenza, il ritmo, il silenzio tra una pagina e l’altra — a costruire il discorso.


Bunker — Vincenzo Pagliuca

Bunker è un libro forse un po' sommesso ma interessante. Le architetture fotografate da Pagliuca sono spazi silenziosi e ogni immagine è carica di una presenza latente.

Questo mi pare un bell'esempio di progetto editoriale e anche se non è un libro proprio immediato.


Echo in Delirium — Éva Szombat

Inserito nella shortlist dei Paris Photo–Aperture PhotoBook Awards 2025, Echo in Delirium dimostra quanto il design sia oggi centrale nel libro fotografico.

Colore, ritmo, grafica e immagini concorrono a creare un racconto che oscilla tra memoria personale e cultura pop. È un libro eccessivo, non proprio nelle mie corde, ma è proprio questa sua radicalità estetica a renderlo interessante.


Éva Szombat, Echo in Delirium, Symposion, 2025

I photobook 2025 dimostrano la vitalità della fotografia autoriale

I libri fotografici del 2025 che ho selezionato mi pare abbiano una cosa in comune: non semplificano, non spiegano tutto, non inseguono l’immagine “forte”, tanto che a volte ci prendono un po' in contropiede e non risultano di facile interpretazione.




Profili dei fotografi citati

Amani Willett
Nota: Amani Willett ha il suo sito con portfolio e informazioni sul progetto Invisible Sun. Amani Willett
Pia Paulina Guilmoth

Sito ufficiale: https://pguilmoth.com/

Pagina artista su Rifugio Digitale: https://www.rifugiodigitale.it/artisti/ Rifugio Digitale
Nota: non è sempre disponibile un sito personale diretto, ma Rifugio Digitale ospita una sua pagina dedicata. Rifugio Digitale
Claire Beckett
Vincenzo Pagliuca
Angela Christofilou
Hicham Benohoud
Éva Szombat

 
 
 

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2020 ©sergioferri fotografo PC - Italia

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