Touching Strangers di Richard Renaldi. Che bella esperienza!
- sergio ferri

- 27 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 9 gen
Un libro e un autore che ho scoperto diversi anni fa e che non smette di affascinarmi. Quando il ritratto si trasforma in un grande esperimento sulle relazioni e sullo sguardo.

La prima volta che ho visto una fotografia di Richard Renaldi ho pensato una cosa molto semplice:“Ok, ma questi due non si conoscono davvero?”.
Non era una critica. Era una sensazione fisica. Un piccolo disagio. Quel tipo di disagio che arriva quando guardi qualcuno fare qualcosa che potrebbe essere intimo, ma non sai se lo è davvero. E forse è proprio lì che Renaldi comincia a lavorare.
Nel suo progetto più noto, Touching Strangers, Renaldi ferma persone per strada e chiede loro di posare insieme come se avessero un legame. A volte si tengono per mano, a volte si appoggiano l’uno all’altra. Nessuna teatralità eccessiva, nessuna battuta. Solo due corpi messi vicini.
E tu, spettatore, resti a guardare. Un po’ a disagio. Un po’ incuriosito.
La sottile differenza tra quel che sai e quel che credi di sapere
La cosa che mi affascina di Renaldi non è tanto l’idea — che potrebbe sembrare quasi un gioco concettuale — ma la delicatezza con cui la porta avanti.
Non c’è voyeurismo. C’è una specie di sospensione emotiva e un gesto politico insieme.
Renaldi non ti dice mai cosa devi pensare. Le sue fotografie funzionano perche c'è differenza tra ciò che vedi e ciò che credi di sapere.
Due persone che si toccano = una relazione. Ma cosa succede quando quella relazione non esiste?
In quel momento capisci che il soggetto vero della fotografia non sono loro, ma i tuoi automatismi di pensiero
Un’estetica quasi classica filtrata dal grande formato
Formalmente, Renaldi è tutto fuorché urlato. Inquadrature frontali, composizioni pulite, luce naturale. Lavora con il grande formato, che obbliga a rallentare.
E questo si sente. I suoi soggetti sembrano sempre sul punto di fare qualcosa — o di smettere di farlo. È una fotografia che vive nel prima e nel dopo, non nell’azione.

Perché trovo Touching Strangers sempre così attuale?
Perché Renaldi non documenta relazioni reali, ma mette in scena relazioni possibili.
Di più, il suo lavoro non ci dice chi sono le persone ritratte, ma mette in atto un sottile meccanismo in grado di svelare quanto siamo rapidi a decidere cosa sono per noi e per i nostri radicatissimi stereotipi (culturali, razziali, di classe, di genere). Si può chiedere qualcosa di più alla fotografia?
Per approfondire e poter vedere un'ampia serie di immagini https://renaldi.com/touching-strangers/#1



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